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Basta inerzia: libera il lavoro con due sì!

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Che il Governo e il Parlamento non siano inerti e diano seguito alle questioni poste dalla CGIL. 

La CGIL Confederazione Generale Italiana del Lavoro ha raccolto le firme per tre referendum a sostegno di una proposta di legge di iniziativa popolare.

Dei tre referendum presentati, due sono stati ammessi dalla consulta:

  • “Disciplina organica dei contratti di lavoro e revisione della normativa in tema di mansioni”- Abrogazione dei Voucher
  • “Abrogazione dell’art. 29 del decreto legislativo 10 settembre 2003, n. 276, recante “Attuazione delle deleghe in materia di occupazione e mercato del lavoro, di cui alla legge 14 febbraio 2003, n. 30”. – Responsabilità solidale negli appalti
.

E’ stato invece respinto il quesito sulle modifiche apportate dal Jobs Act all’Art. 18

.

Nonostante la proposta CGIL sia nota dall’aprile 2016 e nonostante la raccolta di oltre 3 milioni di firme per i tre quesiti, il Parlamento fino a oggi non ha voluto affrontare i temi posti.



Noi di Officina del Territorio – come la CGIL – pensiamo sia necessario e urgente dare risposta ai temi sollevati dal referendum. 
Prima di tutto riteniamo che sia necessaria una (diversa) regolamentazione dei cosiddetti “lavoretti”, quelle prestazioni che, per occasionalità e contenuto, non possono essere parificate a vere e proprie prestazioni lavorative.
 I voucher, pensati per far emergere dal nero le prestazioni occasionali, vengono di fatto sempre più spesso utilizzati per sostituire lavori regolarmente contrattualizzati, azzerando i diritti del lavoratore e riducendo al minimo la contribuzione a fini pensionistici.
 I “mini impieghi occasionali” devono allora trovare un diverso e stringente riconoscimento legale e, se Governo e Parlamento si dimostreranno incapaci di dare soluzione positiva alla questione, la parola dovrà passare ai cittadini con il referendum.

Noi di Officina del Territorio siamo e saremo convintamente a sostegno del SI all’abrogazione delle norme esistenti, nella convinzione che il referendum sia il primo passo di un percorso che deve portare a una nuova regolamentazione dei lavori saltuari.
 Ancora più semplice per il parlamento sarebbe il ripristino della “responsabilità solidale negli appalti”, con l’abrogazione delle norme che la limitano o la demandano ad altri livelli di contrattazione. In sintesi, la norma di cui si chiede l’abrogazione stabilisce che, in caso di violazione dei diritti del lavoratore, sia chiamata a rispondere solo l’azienda che ha preso in gestione l’appalto, e non anche la società che lo ha dato in gestione.
 Su questo punto, il referendum chiede il ripristino del principio di responsabilità solidale, inderogabile e piena, del soggetto che dà in gestione l’appalto e che beneficia della prestazione lavorativa dei dipendenti: il committente.
 Questa modifica, rilevante in tema di effettività delle tutele e dei diritti dei lavoratori, consentirebbe ai lavoratori di recuperare i propri crediti direttamente e velocemente dal committente, senza dover chiamare in causa tutta la “filiera” dell’appalto, filiera che, è bene ricordarlo, riguarda spesso processi di esternalizzazione, cioè lavoratori che operano fianco a fianco e nella medesima azienda, ma con diritti e salari differenti e perfino con tutele legali diverse Anche qui, quindi, sarebbe semplice per il parlamento porre rimedio a questa situazione ritornando alle normative precedenti o consentendo in tempi certi la consultazione popolare.

E anche qui, noi di Officina del Territorio, sosteniamo il SI all’abrogazione della norma.

Officina del Territorio

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